La dura vita del Social Network

19 02 2008

Non hai un profilo aggiornato su LinkedIn, Facebook, Myspace? Antiquato.

Non microblogghi con Twitter? Ma dove vivi?

Non aggiorni il tuo stato ogni punto e momento? Sei veramente troppo 1.0!

Fatto sta che nel fiorire di servizi e reti cosiddetti “sociali”, si fa sempre più dura trovare il tempo necessario ad aggiornare e ad aver cura delle proprie “personalità multiple” presenti nell’universo sociale di internet. Spesso ci si sente quasi obbligati ad avere account su decine di servizi diversi, con il risultato che informazione spesso ridondante è ripetuta nei nostri diversi profili. E’ una lamentela che ultimamente sta montando sommessamente nella blogosfera, se ne sentivano le prime avvisaglie da tempo, e un articolo su un vecchio numero di Nova trovato in bagno mi ha fatto riflettere.

Da un lato per quanto possiamo moltiplicarci in rete, il nostro cervello rimane sempre ad architettura non distribuita, in secondo piano stanno emergendo servizi sempre più specializzati dedicati a nicchie di utenti, che non fanno altro che rendere sempre più “variopinto” il panorama e “disperdere” le forse degli utenti.

D’altro canto la nostra personalità terrena è una e singola, e sarebbe comodo se anche online questa unicità si trasmettesse in un singolo luogo di “aggregazione” delle nostre informazioni, reti di amici, interessi, tutto quello che possiamo desiderare e che ci viene già oggi offerto da diversi sistemi.

Un punto importante da tenere a mente è sempre il lato”economico” del tutto, i diversi servizi non sembrano avere intenzione di lasciar scappare via i loro preziosi utenti, li tengono rinchiusi nella loro rete, per grande che sia, e danno scarse o nulle opzioni di esportazione dei propri dati. E se gli utenti si vedono defraudati della possibilità di gestire le proprie informazioni, informazioni che loro stessi hanno creato, la disaffezione può cominciare a far breccia.

Per non parlare poi dell’eterno tentativo di ricavare profitto (tramite pubblicità) dalla immensa mole di dati e di utenti che viene collezionata giornalmente su siti come Facebook. Tentativo che non sembra portare a risultati positivi (si veda il tragico errore di Zuckerman proprio con Facebook, smontato a furor di popolo).

Leggo oggi su Repubblica che il tempo passato dai singoli utenti sui social network sta drasticamente calando, e molto basso risulta anche la percentuale di penetrazione degli annunci pubblicitari a pagamento.

Futuro nero quindi?

Confido nelle capacità della “rete degli utenti” di auto-organizzarsi e disciplinarsi, al di fuori di logiche forzate di profitto, sono quindi moderatamente ottimista.

Google sembra aver inteso qualcosa del resto, questa Social Graph API sembra un passo nella giusta direzione…

 

Update: l’argomento sembra interessi anche ad altri in rete…


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